Web Reputation: il caso di Fabio Volo e della copertina di Vanity Fair.

Antefatto: Vanity Fair chiede un’intervista a Fabio Volo alla vigilia dell’uscita del libro e del film. Fabio Volo accetta. Vanity Fair però, pone tra le condizioni che l’intervista sia una sorta di esclusiva e che esca prima di eventuali altre interviste. Unico strappo alla regola, l’uscita di un pezzo su Sette, scritto dallo stesso Fabio Volo.

L’intervista su Vanity Fair è regolarmente uscita, addirittura il settimanale decide di mettere Fabio Volo in copertina, cosa che non fa quasi mai, quando si tratta di scrittori. Ecco qui sotto la copertina in questione.

Il settimanale esce senza che Fabio Volo veda la copertina. Quando la vede va su tutte le furie. Gli dà fastidio quel titolo: Voi donne che non capite IL SESSO, messo proprio lì sotto la sua faccia.  Volo decide così di scrivere due righe sulla pagina Facebook del Volo del mattino, la trasmissione radiofonica che tiene ogni giorno su Radio Deejay. La pagina, al momento in cui scrivo, “piace” a 72.087 persone, davvero una popolazione immensa di fan, stando alle medie di Facebook. Leggete qui cosa scrive Volo:

Non voglio entrare in polemica con il direttore di vanityfair. Ho scritto giorni fa che trovavo il titolo con la mia faccia in copertina squallido. Oggi ha difeso i suoi lettori e la giornalista. E’ un bel gesto da parte sua ma non lo capisco. Io non ho espresso alcun giudizio sui lettori e tantomeno sulla giornalista con cui mi sono trovato bene durante l’intervista. Io ho espresso un parere sul titolo e il titolo lo fa il direttore. A me conveniva stare zitto perché per il mio lavoro vanityfair e’ importante. Scusate dico ancora ciò che penso. E’ stato un titolo sleale come quello di difendere i lettori e la giornalista quando io non ho accusato nessuno. Un abbraccio a tutti anche al direttore

Pronta la replica del direttore di Vanity Fair, Luca Dini, che sul sito del settimanale risponde così a Volo:

Quando mi avevano segnalato il tweet del 13 dicembre (Dorian era stato il primo) avevo deciso di fare due cose. Primo, contare fino a cento invece di replicare. Secondo, chiedere a Fabio Volo – attraverso chi lo rappresenta – se davvero quelle parole erano sue. Non avendo ottenuto risposte, non avendo visto smentite, e anzi leggendo stamattina un nuovo tweet, mi vedo costretto a difendere l’onorabilità del giornale e di chi lavora con me. Se poi qualcuno mi dirà che non è stato lui a scrivere quei post e quei tweet, sarò il primo a rallegrarmene. Perché non intendo certo offenderlo, io.

La prima intervista a Fabio Volo, nella raffica promozionale che ha accompagnato l’uscita del suo libro e del suo film, era stata offerta a Vanity Fair. Con il suo agente, che conosco e rispetto, si era detto che prima di noi sarebbe uscito solo Sette, con un articolo firmato da Volo e tutto incentrato sulla scrittura. Forse ho capito male io, forse siamo stati lenti noi a organizzare il servizio di copertina, fatto sta che, quando ci siamo presentati sul set del servizio fotografico, abbiamo scoperto invece che saremmo usciti in mezzo a tutti gli altri. Oggi, Gioia, Repubblica, Che tempo che fa, e sono solo quelli che mi ricordo.

La replica integrale di Luca Dini la trovate qui.

Questi dunque i fatti, il resto lo sta facendo la rete e chi la utilizza, con i commenti da una parte e dall’altra. E qui entra in gioco la web reputation sia di Volo che di Vanity Fair. E’ ovvio che la maggior parte delle risposte alle parole di Volo su Facebook stanno con lo scrittore-attore-deejay. Non poteva essere diversamente. Così come i commenti al post di Luca Dini sono per la maggior parte a sostegno di Vanity Fair.

Quindi la guerra è in atto sulla rete: chi difende il titolo di copertina di Vanity Fair e chi invece sta con Volo e con le sue idee. Se volete farvi un’idea del livello dei messaggi pro Volo, accomodatevi nel suo salotto. Se invece volete leggere le difese a Dini, ecco le chiavi per il salotto di Vanity Fair.

Finora non c’è un vincitore, anzi sì. E’ la rete. E’ lì infatti che succede tutto, oggi. E’ sulla rete che si va a parlare e a prendere le difese di questo o di quel fan. Tenetelo ben presente quando deciderete di aprire (ma spero che lo abbiate già fatto) la vostra pagina aziendale su Facebook o il vostro proflio su Twitter, perchè l’importante è esserci. Ma occhio alla reputazione.

Ecco lo showrooming: il libro lo scegli in libreria ma lo acquisti sulla rete.

Un bookstore di Amsterdam.

Signore e signori, ecco a voi lo showroomingil nuovo nato nel mondo del marketing editoriale.

E’ la tendenza che  utilizza lo spazio all’interno delle librerie e lo trasforma in showroom, dove il negozio diventa un puro spazio espositivo per vedere e ammirare i libri e poi correre a casa a ordinarli via web, evitando così di passare dalla cassa. Semplice no?

Addirittura pare che ci sia gente che fotografa il libro col telefonino o ne legge il codice a barre memorizzando così gli acquisti in una sorta di wish list, che verrà poi aperta comodamente a casa, e resa realtà su Amazon o su qualsiasi altro rivenditore di libri sulla rete, basta che si risparmi, per la gioia dei librai…

Una ricerca di Codex Group ha rilevato che il 39 per cento dei clienti di Amazon, prima di acquistare un libro è andato a sceglierselo in libreria, dove tutto è meno freddo di un monitor di pc, c’è un commesso gentile che ti coccola, ti aggiri tra i banconi e trovi un ambiente più confortevole rispetto a un e-commerce.

Ma a lungo andare, lo showrooming rischia di uccidere le librerie con dentro i librai e i loro commessi. Ma anche questo è il web, e non possiamo farci nulla. Purtroppo.

Nella foto: un bookstore di Amsterdam

Marketing dal basso: cosa succede se i consumatori lanciano le idee ai produttori.

Gli ultimi casi di cronaca legati alle morti dei bambini dimenticati in macchina dai genitori distratti, hanno turbato così tanto una mamma-blogger di nome Chiara la quale ha pensato di utilizzare la forza di Facebook per farci una bella discussione tra mamme. L’idea di Chiara, che ha già raccolto un centinaio di commenti, sta portando a dei risultati concreti tra cui la proposta (lanciata ai produttori di seggiolini) di inserire dei sistemi acustici di allarme per segnalare l’eventuale rischio di abbandono del bambino in macchina. L’idea semplice e intelligente di Chiara, unita alla straordinaria reattività del Social Network più diffuso al mondo, è un tipico caso di Web 2.0 e di discussione che parte dal basso (consumatori) sperando che arrivi alle orecchie dei costruttori. Proprio per questo motivo Chiara, nel corso della discussione su Facebook, ha coinvolto anche i responsabili di Inglesina, nota marca produttrice di carrozzine e seggiolini per bambini, non ottenendo però, al momento, nessuna risposta.

Qui trovate un altro caso di successo legato al marketing che parte dal basso.

Down load. Con record.

Questo blog oggi è stato vittima dell’incendio che ha oscurato la web farm Aruba, dove è ospitato il dominio www.enricoporro.it.

Pertanto mi scuso con quanti oggi hanno tentato di collegarsi al blog, trovando la porta chiusa. Adesso pare essersi tutto risolto.

Nel dramma, Aruba ha stabilito il record assoluto di crescita dei follower su Twitter, da 0 a 5000 in poche ore.

E’ nata Spreaker: la Social Web Radio creata dagli ascoltatori.

C’è una nuova risorsa creativa sulla rete: si chiama Spreaker.com, una Radio Online in cui tutti i contenuti e i palinsesti sono creati e generati dagli utenti. Spreaker permette infatti a tutti di diventare dei veri deejay radiofonici creando e trasmettendo il proprio programma sul web.

L’idea che sta alla base di Spreaker è di origine Social: l’obiettivo è quello di ricreare lo spirito delle radio libere degli anni ’70 garantendo un contenitore non solo per DJ professionisti ma anche per chi, dal basso, vuole far sentire la propria voce e condividere i propri saperi. Il risultato è una Social Web Radio basata sugli User Generated Contents. Spreaker è una piattaforma innovativa che permette all’utente di combinare l’esperienza d’uso della radio con l’interazione tipica di un social network: partecipazione attiva dell’utente, ampia copertura territoriale, assenza di disturbi di fondo e una notevole semplicità d’uso.

Su Spreaker infatti tutti i programmi sono creati dagli utenti in piena autonomia: una volta creati i vari programmi, Spreaker mette insieme gli show creando un unico flusso audio. Inoltre, la piattaforma garantisce un’alta interattività tra gli user, ed è interessante anche per le aziende: ogni show è infatti intervallato da messaggi pubblicitari altamente personalizzabili in funzione dei diversi profili degli ascoltatori.

Se volete diventare DeeJay per un giorno accomodatevi su Spreaker.com

Tutto quello che avreste voluto sapere su internet (ma non avete mai osato chiedere).

Prendo in prestito lo storico titolo di un film di Woody Allen per presentarvi questa locandina al limite del grottesco che illustra tutto ciò che si può fare con la rete.

Ma davvero c’è ancora gente che non sa cos’è la rete? Forse sì, purtroppo.

A questo link trovate qualche spiegazione in più sull’iniziativa legata alla locandina in oggetto.