L’ex premier britannico Tony Blair bacchetta i politici che usano Twitter.

In un recente incontro organizzato a Londra dal think:tank Mile End Group, l’ex premier britannico Tony Blair ha rimproverato i politici che, al posto di portare nuove idee per migliorare la società, perdono tempo su Twitter.

Repubblica di venerdì 1 novembre 2013, ha pubblicato un interessante estratto dell’intervento di Tony Blair.

Qui sotto potete visionare il filmato integrale dell’intervento di Blair.

Il Censis conferma che i giovani si informano prevalentemente sulla rete. Ma regge lo zoccolo duro degli anziani che preferiscono i media tradizionali.

Nel terzo dei quattro incontri che il Censis dedica nel mese di giugno alla “società impersonale”, emerge quanto segue:

“Oggi i consumi mediatici di giovani e anziani sono diametralmente opposti, con i primi posizionati sulla linea di frontiera dei new media e i secondi distaccati, in termini di quote di utenza, di decine di punti percentuali”.

Se andiamo nel dettaglio di ciò che rivela il Censis, scopriamo che la percentuale di giovani che utilizza internet è addirittura del 90,8%, ma il dato crolla clamorosamente quando parliamo di anziani: solo il 24,7% di loro ha a che fare con la rete.

I canali di YouTube sono visionati per il 79,9% dai giovani e per il 5,6% dagli anziani; Facebook è terreno fertile per il 79,7% dei giovani ma è arido per gli anziani con solo il 7,5%.

Passando agli smartphone di ultima generazione, scopriamo che il 54,8% degli under 30 li utilizza regolarmente per restare connessi col mondo, mentre tra gli over 65 solo il 3,9% ne possiede uno.

Per quanto riguarda infine la cosiddetta Web Tv, i giovani che la guardano sono il 39,1%, esattamente dieci volte tanto la percentuale degli anziani che è ferma al 3,9%.

Altro dato importante rivelato dal Censis riguarda l’informazione, dove la centralità dei telegiornali classici la fa ancora da padrone, dato che l’80,9% degli anziani li utilizza come fonte principale di informazione, mentre i giovani preferiscono informarsi in rete principalmente con Google (65,7%) e Facebook (61,5%).

Questi dati confermano lo spostamento sempre più corposo della massa dei giovani verso il web, luogo dove per un editore è sempre più necessario essere presenti, se si vuole raggiungere il target delle nuove generazioni, per non parlare dei nativi digitali che i media tradizionali sanno a malapena cosa siano.

Conferma tutto il Censis con questa nota:

“Questi sono i dati più esplicativi del ciclone che si è abbattuto sull’apparato mediatico tradizionale, della tendenziale riduzione al singolo delle leve dell’informazione, dell’autodominio del soggetto nella comunicazione. Soprattutto per i giovani le strategie di adattamento nell’ambiente dei media digitali sono improntate al nomadismo – la molteplicità dei media a disposizione li spinge a passare dall’uno all’altro – e al disincanto – l’integrazione dei mezzi determina l’assenza di una vera e propria prospettiva gerarchica tra di essi: per loro le notizie apprese da un tg o da un quotidiano valgono quanto quelle trovate sul web”.

Il portfolio, finalmente.

Molti mi dicono: “Interessanti le cose che scrivi, ma tu esattamente quali siti hai realizzato?”.

La domanda è più che lecita ed è giusto che la gente voglia sapere dove metto in pratica le cose che periodicamente racconto su questo sito/blog.

Inizio col ricordarvi che il sito che state leggendo è già un buon banco di prova per capire il mio stile di linguaggio ed il mio modo di approcciarmi al Web Marketing.

Per tutto il resto è da oggi attiva la pagina Portfolio.

Invaderstyle, pensieri da indossare.

Approfitto di questo piccolo palcoscenico, per parlarvi di un’idea che mi vede coinvolto in prima persona: una linea di prodotti (vestiti, gioielli, lampade e altro) che si chiama Invaderstyle, pensieri da indossare.

Mercoledì 6 febbraio a Milano, ci sarà la presentazione dei primi tre oggetti della linea. Ovviamente siete tutti invitati. Potrebbe essere anche l’occasione per conoscerci di persona.

L’invito è qui sotto.

Se poi qualcuno ha voglia di curiosare, può andare sul sito.

O cliccare sul “mi piace” della pagina Facebook.

Libri 2.0: quando un tweet mirato vale più di una recensione.

Il web 2.0 è arrivato anche in libreria, autori ed editori sono avvisati. E’ bastato infatti un semplice tweet di 140 caratteri scritto da Valentino Rossi, per far vendere in un solo colpo 200 copie del libro di memorie di Andre Agassi, Open.

E così, se una volta gli editori facevano il filo ai più affermati critici letterari, oggi devono marcare stretto i Social Network perchè, come sostengo da ormai un anno su questo blog, è lì che adesso si fanno i giochi. Non è un caso infatti che i piú accreditati influencer di Twitter ricevano direttamente dagli editori copie di libri da leggere, con la speranza che diventino uno o più tweet da dare in pasto alle migliaia di followers. Ovviamente dipende dal libro. Di certo I Promessi sposi di Alessandro Manzoni non sarebbe il libro adatto per essere sponsorizzato da Twitter, mentre Open di Andre Agassi, sì, perché ha un potenziale target di lettori che si sovrappone molto bene con quello di Twitter.

Valentino Rossi fa parte di quel target e il suo cinguettio: “Me lo ha regalato un mio amico che di libri ne legge un sacco. Ve lo consiglio”. Una settantina di battute che sono valse 200 copie vendute in libreria. Mica male, vero? Quasi 3 copie a battuta.

Recentemente anche Pinterest ha contribuito alle vendite di un libro, si tratta di 1Q84 dello scrittore giapponese Haruki Murakami che ha pinnato alcune sue fotografie sull’ultimo nato tra i Social Network.

A conferma di questo fenomeno virtuale che ha preso il posto del vecchio passaparola, è nato una sorta di “cartello”, nel senso buono del termine, di blog letterari che hanno ricevuto l’attestato di influencer. L ‘hanno creato proprio le Case Editrici e vi figurano blog come Finzioni, Booksblog, Vibrisse, Tazzina di caffè, Minima Moralia, Ho un libro in testa, Letteratitudine e altri ancora.

Se siete una piccola Casa Editrice e avete una promessa letteraria tra le mani, non scordatevi di parlarne anche sulla rete. A volte funziona. E non costa niente.

Mai sentito parlare di Netnografia? Un workshop a Trento ci svela tutti i segreti.

Rosaria Toriello di Viralbeat mi segnala un interesante conferenza/workshop sulla Netnografia, che si terrà a Trento il prossimo 17 settembre, in cui si incontreranno esperti di comunicazione, new media e cultura digitale per parlare appunto di Netnografia e dei suoi campi di applicazione in termini di business, come la gestione della brand reputation, la relazione con gli influencers ed il management dei processi di co-creazione con i propri pubblici.

La Netnografia è lo strumento indispensabile per i manager per comprendere i motivi che spingono gli utenti a relazionarsi, ma anche ad effettuare determinate scelte di consumo piuttosto che altre.

L’evento è dedicato ai topmanager, ai responsabili del marketing, delle ricerche, della comunicazione, delle pubbliche relazioni e dell’innovazione delle aziende l’evento è organizzato in collaborazione con Accademia Mediterranea di Societing, Centro Studi Etnografia Digitale e Fondazione.

Qui potete trovare il programma, l’elenco dei relatori e la scheda d’iscrizione al corso.

Web Reputation: il caso di Fabio Volo e della copertina di Vanity Fair.

Antefatto: Vanity Fair chiede un’intervista a Fabio Volo alla vigilia dell’uscita del libro e del film. Fabio Volo accetta. Vanity Fair però, pone tra le condizioni che l’intervista sia una sorta di esclusiva e che esca prima di eventuali altre interviste. Unico strappo alla regola, l’uscita di un pezzo su Sette, scritto dallo stesso Fabio Volo.

L’intervista su Vanity Fair è regolarmente uscita, addirittura il settimanale decide di mettere Fabio Volo in copertina, cosa che non fa quasi mai, quando si tratta di scrittori. Ecco qui sotto la copertina in questione.

Il settimanale esce senza che Fabio Volo veda la copertina. Quando la vede va su tutte le furie. Gli dà fastidio quel titolo: Voi donne che non capite IL SESSO, messo proprio lì sotto la sua faccia.  Volo decide così di scrivere due righe sulla pagina Facebook del Volo del mattino, la trasmissione radiofonica che tiene ogni giorno su Radio Deejay. La pagina, al momento in cui scrivo, “piace” a 72.087 persone, davvero una popolazione immensa di fan, stando alle medie di Facebook. Leggete qui cosa scrive Volo:

Non voglio entrare in polemica con il direttore di vanityfair. Ho scritto giorni fa che trovavo il titolo con la mia faccia in copertina squallido. Oggi ha difeso i suoi lettori e la giornalista. E’ un bel gesto da parte sua ma non lo capisco. Io non ho espresso alcun giudizio sui lettori e tantomeno sulla giornalista con cui mi sono trovato bene durante l’intervista. Io ho espresso un parere sul titolo e il titolo lo fa il direttore. A me conveniva stare zitto perché per il mio lavoro vanityfair e’ importante. Scusate dico ancora ciò che penso. E’ stato un titolo sleale come quello di difendere i lettori e la giornalista quando io non ho accusato nessuno. Un abbraccio a tutti anche al direttore

Pronta la replica del direttore di Vanity Fair, Luca Dini, che sul sito del settimanale risponde così a Volo:

Quando mi avevano segnalato il tweet del 13 dicembre (Dorian era stato il primo) avevo deciso di fare due cose. Primo, contare fino a cento invece di replicare. Secondo, chiedere a Fabio Volo – attraverso chi lo rappresenta – se davvero quelle parole erano sue. Non avendo ottenuto risposte, non avendo visto smentite, e anzi leggendo stamattina un nuovo tweet, mi vedo costretto a difendere l’onorabilità del giornale e di chi lavora con me. Se poi qualcuno mi dirà che non è stato lui a scrivere quei post e quei tweet, sarò il primo a rallegrarmene. Perché non intendo certo offenderlo, io.

La prima intervista a Fabio Volo, nella raffica promozionale che ha accompagnato l’uscita del suo libro e del suo film, era stata offerta a Vanity Fair. Con il suo agente, che conosco e rispetto, si era detto che prima di noi sarebbe uscito solo Sette, con un articolo firmato da Volo e tutto incentrato sulla scrittura. Forse ho capito male io, forse siamo stati lenti noi a organizzare il servizio di copertina, fatto sta che, quando ci siamo presentati sul set del servizio fotografico, abbiamo scoperto invece che saremmo usciti in mezzo a tutti gli altri. Oggi, Gioia, Repubblica, Che tempo che fa, e sono solo quelli che mi ricordo.

La replica integrale di Luca Dini la trovate qui.

Questi dunque i fatti, il resto lo sta facendo la rete e chi la utilizza, con i commenti da una parte e dall’altra. E qui entra in gioco la web reputation sia di Volo che di Vanity Fair. E’ ovvio che la maggior parte delle risposte alle parole di Volo su Facebook stanno con lo scrittore-attore-deejay. Non poteva essere diversamente. Così come i commenti al post di Luca Dini sono per la maggior parte a sostegno di Vanity Fair.

Quindi la guerra è in atto sulla rete: chi difende il titolo di copertina di Vanity Fair e chi invece sta con Volo e con le sue idee. Se volete farvi un’idea del livello dei messaggi pro Volo, accomodatevi nel suo salotto. Se invece volete leggere le difese a Dini, ecco le chiavi per il salotto di Vanity Fair.

Finora non c’è un vincitore, anzi sì. E’ la rete. E’ lì infatti che succede tutto, oggi. E’ sulla rete che si va a parlare e a prendere le difese di questo o di quel fan. Tenetelo ben presente quando deciderete di aprire (ma spero che lo abbiate già fatto) la vostra pagina aziendale su Facebook o il vostro proflio su Twitter, perchè l’importante è esserci. Ma occhio alla reputazione.