Le ultime dal magico mondo del Web e Social Marketing.

La settimana scorsa sono stato al tradizionale appuntamento con il Social Media e Community Management, nel quale Andrea Albanese, ideatore della Community, ha raccontato le ultime novità sul magico mondo del Web e Social Marketing.

Ecco, in pillole, le cose più rilevanti (e interessanti) emerse:

Finalmente, anche su YouTube arrivano le “Breaking News”.

Albanese dice: “YouTube ha un motore di ricerca pessimo e Facebook se lo sta mangiando. Confermo.

I giovani (in particolare gli adolescenti come mia figlia Sofia) stanno scappando da Facebook. Per andare su Instagram e Snapchat.

Su Facebook arriva il Marketplace per vendere e comprare oggetti. Ci mancava. O no?

Google Maps: la funzione ricerca parcheggi arriva anche in Italia.

Arriva anche da noi la app anonima Sarahah che raccoglie i dati degli utenti. Non ci mancava.

Negli USA debutta Facebook Watch per la produzione di contenuti video originali.

Il creatore del fenomeno “Gianluca Vacchi” si chiama Mirko Scarcella.

Facebook blocca le adv delle pagine che condividono le fake news. Mi sembra giusto.

Durante l’incontro ho avuto modo di conoscere Massimiliano Leva, uno dei (tanti) Social Media Manager di Repubblica.

Meglio tardi che mai.

Sul sito Social Media Examiner, scopro con piacevole sorpresa che ben l’86% dei responsabili Marketing delle aziende si è (finalmente) convinto che i Social Media sono assolutamente necessari per creare business. Meglio tardi che mai!

Questo l’indice di gradimento dei Social Media: Facebook 92%, Twitter 80%, LinkedIn 70%. A ruota seguono i Blog con il 58%, YouTube 56%, Google + 42%. Fanalino di coda, ma solo per un punto percentuale, Pinterest con il 41%.

Parlando però di investimenti futuri, in cima alla lista dei desideri c’è YouTube con un significativo 69% di responsabili Marketing che intendono investire sul sito di video sharing.

Buon risultato anche per quanto riguarda la volontà di investire sui Blog Aziendali (e non) che ottengono il 66%, una bella cifra per coloro che credono nei contenuti interessanti per attirare clienti e generare lead.

A margine di questi dati, segnalo la sempre più nutrita richiesta da parte delle aziende della figura di Social Media Manager. Purtroppo, a fronte di molte richieste, l’offerta è davvero scarsa. Nel senso che coloro che sanno fare davvero il lavoro di Social Media Manager sono pochi. Non è sufficiente saper smanettare sui pc e sui social. Ci vuole professionalità e un minimo di conoscenza basilare dei principi di comunicazione e di marketing.

Succede infatti che le aziende, anche importanti, si portino in casa figure in apparenza interessanti ma che al primo problema non sanno che pesci pigliare.

E se non sai che pesci pigliare nella “rete”, nella padella ci finisci proprio tu.

La pubblicità “mobile” su Twitter supera quella sui portatili e fissi.

Dopo un paio d’anni di sperimentazione, il sito di mibroblogging a 140 caratteri inizia a vedere i primi ritorni economici dalle inserzioni pubblicitarie rivolte agli utenti che utilizzano i dispositivi mobili come Smartphone o Tablet. “Gli introiti realizzati grazie alle vendite di pubblicità su smartphone e tablet – spiega Adam Bain, responsabile del Global Revenue di Twitter – superano quelli dell’advertising tradizionale su computer fissi e portatili. Anche perché i prezzi di ogni singolo spot, individuati attraverso un meccanismo d’asta che tiene conto del numero di offerte, sono solitamente più alti”. Il segreto del successo di questa forma di pubblicità si nasconde nell’originale struttura delle inserzioni introdotte da Twitter. La pubblicità ha infatti un massimo 140 caratteri, proprio come i messaggi che hanno reso famoso il social network dell’uccellino celeste. Le “reclame” appaiono in bella evidenza nella bacheca e nella lista di ricerca degli utenti del microblog con uno sfondo di colore ovviamente diverso per catturare meglio l’attenzione. Il successo sta  nell’immediatezza dei messaggi, nel massimo rispetto delle regolre di brevità imposte da Twitter. “I nostri spot pubblicitari sono in primo luogo tweet, e solo in seconda battuta pubblicità – commenta ancora Adam Bain – È questo che fa la differenza”.

Giovedì 5 luglio tutti a Milano al Social Case History Forum: solo case history, niente #fuffa.

E’ gratuito e non ci si deve registrare (anche se io ci sarei andato comunque). Due buoni motivi per vederci al Social Case History Forum di Milano, che si terrà a Milano  giovedì 5 luglio al Centro Congressi del Palazzo delle Stelline.

Salvo imprevisti dell’ultimora farò una diretta twitter dell’evento sul mio account.

Riporto dal sito ufficiale dell’evento:

Un firmamento di case history al Palazzo Stelline di Milano.

Social care, eventi, social banking, citizen journalism, social photography, mobile e geolocalizzazione, produzione video, social TV e turismo sono alcune keyword che guideranno un percorso di storytelling durante tutta la giornata.

Su 3 sale in simultanea oltre 20 progetti italiani, applicati ai social media in diversi ambiti, raccontati direttamente dalle Aziende, fra cui 3Italia, Banca IFIS, Breil, Citroën, Deejay o dalle Agenzie di comunicazione, fra cui CrowdM, Fullsix, TheBlogTV, Yooplus, Zodiak Active.

Sul sito ufficiale trovate l’indirizzo completo e altre info.

Pubblicità sui Social Network: la General Motors va controcorrente.

Dico subito che questo post è per me controproducente, ma siccome questo è un blog trasparente, nulla mi può impedire di riportare quanto pubblicato, ieri, sul Corriere della Sera:

General Motors sospende la pubblicità a pagamento su Facebook. Secondo i manager della casa automobilistica l’impatto sul pubblico dei social network è scarso. Lo scrive il Wall Street Journal secondo il quale la casa di Detroit continuerà tuttavia a curare le proprie pagine su Facebook, attraverso le quali fa marketing, ma non a pagamento.

Evidentemente anche nel Web Marketing non tutte le ciambelle riescono col buco. E poi si tratta di capire con che pasta era fatta la ciambella della General Motors.

Quanto sono “social” le aziende italiane?

A leggere i dati emersi da  “Quanto è Social la tua Azienda?”, un’indagine sull’utilizzo dei social media da parte delle aziende italiane,  nata dalla collaborazione tra AIDiM, ANVED ed eCircle, la prima cosa che salta all’occhio è la volonta delle aziende di utilizzare i Social Media allo scopo di aumentare il dialogo con i consumatori raccogliendo più opinioni opinioni possibili sul brand e sui prodotti/servizi offerti. Una lettura approfondita dei dati dell’indagine, rivelano però una diffusa mancanza di strategie mirate allo sfruttamento delle suddette opinioni dei consumatori per trasformarle in concrete opportunità di business.

Il dato più interessante è relativo al numero di aziende utilizzatrici dei Social Media: infatti ben il 75% ha ammesso di utilizzare regolarmente Facebook, Linkedin, Twitter e blog per comunicare con i loro clienti. La percentuale sfiora il 100% quando parliamo di aziende con servizi di e-commerce.

La figure del leone la fa ancora Facebook, che con l’84% si conferma come il social network più utilizzato, seguito da Linkedin e Twitter. Il neonato Google+ si difende bene con il 25% di gradimento. Andando a leggere nel dettaglio i numeri di Facebook, scopriamo che oltre il 60% delle aziende italiane consultate ha optato per l’apertura di una fan page o di un profilo. Solo il 30% di esse, però, ha deciso di investire in una campagna pubblicitaria sui social network.

Interessante anche il dato che riguarda le nuove risorse introdotte in azienda per sviluppare questo tipo di business: il 54% delle aziende ha almeno una figura interna dedicata alla gestione dei social media, anche se solo il 58% delle aziende aggiorna regolarmente le pagine o i profili.

E voi, cosa aspettate a sviluppare il vostro business sulle reti sociali? Parliamone.