Archivio per ‘Pubblicità non convenzionale’ categoria

#vediamopositivo: una bella campagna di Social Media Marketing.

5 dicembre 2014

Oggi segnalo la bella iniziativa di Social Media Marketing realizzata dalla compagnia di assicurazioni Generali.

La scoperta è avvenuta grazie all’hashtag #vediamopositivo, che figura nelle tendenze sponsorizzate di Twitter.

#vediamopositivo ha anche un account Twitter che conta, ad oggi 25800 follower, e con un buon riutilizzo dell’hashtag e un sito ufficiale che pubblica in tempo reale tutti i tweet contenenti l’hashtag della campagna. Immancabile, il concorso dedicato all’iniziativa.

Una bella iniziativa che sta avendo buoni ritorni di pubblico e di branding.

Aumentano gli investimenti pubblicitari su internet. Entro il 2024 ci sarà il sorpasso sulla televisione.

27 novembre 2014

Il 25 e 26 novembre ho partecipato allo IAB Forum, una delle più importanti vetrine per quanto riguarda il mondo delle innovazioni tecnologiche.

Tra le tante cose interessanti che ho ascoltato, sicuramente la più positiva riguarda l’aumento degli investimenti pubblicitari sul web che a fine anno sfioreranno il tetto dei due miliardi di euro, che significa l’11,1% in più rispetto all’anno scorso quando il livello era di 1,8 miliardi.

Una bella notizia per chi come me si occupa di Web Marketing ma anche per le aziende che finalmente dimostrano di credere seriamente nelle nuove opportunità per fare business online.

Gli investimenti su internet, dopo aver superato quelli sulla carta, danno la caccia al più importante dei media, la televisione, che conserva ancora la leadership con il 50% del totale investito contro il 20% del digitale.

Le previsioni prevedono il sorpasso del web sulla tv intorno al 2024, con un aumento delle interazioni tra i due media che si farà sempre più spazio e che assottiglierà le differenze tra pubblicità online e offline.

Importanti studi hanno infatti rilevato una sempre più forte correlazione tra gli ascolti televisivi e i trend legati alla rete. Basta vedere ciò che sta accadendo con il fenomeno del second screen, cioè l’interazione sempre maggiore tra programmi televisivi e social network, con sempre più utenti che commentano su Twitter e Facebook ciò che accade nelle dirette televisive.

Anche se non è ancora ben chiaro se a trainare il fenomeno siano i programmi tv o gli utenti stessi.

Le aziende si svegliano: uno studio annuncia l’aumento del budget per il Digital Marketing.

11 novembre 2014

Un’indagine condotta da Gartner in USA, UK e Canada, conferma che nel 2015 gli investimenti dedicati al Digital Marketing subiranno un incremento del 17%.

Dallo studio, realizzato sulla base di 315 interviste ad aziende di 6 settori e con un fatturato maggiore di 500 milioni di dollari, scopriamo anche che le aziende hanno intenzione di migliorare seriamente la “customer experience” dei loro siti. Questo è il principale motivo dell’aumento dichiarato di budget per il Digital.

Entrando nel dettaglio della ricerca, si scopre con piacevole sorpresa, che il 68% delle aziende consultate dichiara di destinare al Digital Marketing un budget “ad hoc” rispetto a tutte le altre strategie di marketing, il che conferma la volontà di puntare sul canale internet per sviluppare maggiormente il loro business. In special modo verranno migliorate le capacità dell’azienda di inviare ai loro clienti particolari forme di Web Ads grazie all’automatizzazione di alcune attività online.

Il Leone d’Oro dei tweet pubblicitari.

24 ottobre 2014

Se esistesse un Leone d’Oro per il miglior tweet pubblicitario dell’anno, se lo aggiudicherebbe questo di easyJet Italia, postato subito dopo la sconfitta della Roma in Champions per 1-7 contro il Bayern.

Un modo davvero creativo ed economico per comunicare i sette nuovi voli dalla capitale.

Risultato? Centinaia di RT e preferiti.


Dal Marketing al Web Marketing: la metamorfosi della comunicazione pubblicitaria.

15 maggio 2013

Agli albori del Marketing le imprese promuovevano i loro prodotti/servizi con l’aiuto di un messaggio semplice e diretto ripetuto il più volte possibile ad un pubblico di potenziali clienti.

Un pubblico “di massa” attento alle novità e che poteva essere raggiunto a costi relativamente contenuti con mezzi di comunicazione altrettanto “di massa”: televisione, radio, giornali, affissioni.

Con la differenza che questo succedeva 50 anni fa, epoca in cui bastavano tre passaggi in televisione per raggiungere lo stesso target che adesso ne necessita di almeno un centinaio per essere colpito.

Giusto per tornare ai nostri tempi, da qualche anno a questa parte il Marketing si è dotato di una parolina accompagnatoria: “web”, che altro non è che il risultato dello sviluppo delle tecnologie informatiche “di massa” (internet e mobile) messe a disposizione del pubblico che si è così trasformato da passivo ad attivo, costringendo quindi le imprese a cambiare modelli di riferimento e soprattutto di comunicazione.

Benvenuti nell’era del Web Marketing, un mondo in cui chi riceve il messaggio adesso è anche libero di interpretarlo generando a sua volta un commento che l’autore del messaggio stesso (azienda o impresa) non può assolutamente ignorare.

Il potere della comunicazione si è dunque rovesciato: prima apparteneva alle aziende che urlavano slogan senza dispensare risposte, adesso è monopolio di consumatori sempre più consapevoli del loro ruolo e che tengono monitorate quotidianamente le imprese, costrette a cedere lo scettro a clienti sempre meno interessati alle novità di prodotto e sempre più impegnati nel sapere cosa pensano, di quel prodotto, gli altri comuni mortali.

I guru del marketing hanno così fatto di necessità virtù, studiando strategie di comunicazione sempre più in linea con questa novità di mercato. Per esempio evitando di proporre semplicemente “un prodotto alla massa”, ma tentando di dare spazio alla “emotività del cliente”, consapevoli che coloro che 50 anni fa ascoltavano e basta, adesso prendono il megafono e replicano.

E’ il Web Marketing, bellezza.

Libri 2.0: quando un tweet mirato vale più di una recensione.

11 dicembre 2012

Il web 2.0 è arrivato anche in libreria, autori ed editori sono avvisati. E’ bastato infatti un semplice tweet di 140 caratteri scritto da Valentino Rossi, per far vendere in un solo colpo 200 copie del libro di memorie di Andre Agassi, Open.

E così, se una volta gli editori facevano il filo ai più affermati critici letterari, oggi devono marcare stretto i Social Network perchè, come sostengo da ormai un anno su questo blog, è lì che adesso si fanno i giochi. Non è un caso infatti che i piú accreditati influencer di Twitter ricevano direttamente dagli editori copie di libri da leggere, con la speranza che diventino uno o più tweet da dare in pasto alle migliaia di followers. Ovviamente dipende dal libro. Di certo I Promessi sposi di Alessandro Manzoni non sarebbe il libro adatto per essere sponsorizzato da Twitter, mentre Open di Andre Agassi, sì, perché ha un potenziale target di lettori che si sovrappone molto bene con quello di Twitter.

Valentino Rossi fa parte di quel target e il suo cinguettio: “Me lo ha regalato un mio amico che di libri ne legge un sacco. Ve lo consiglio”. Una settantina di battute che sono valse 200 copie vendute in libreria. Mica male, vero? Quasi 3 copie a battuta.

Recentemente anche Pinterest ha contribuito alle vendite di un libro, si tratta di 1Q84 dello scrittore giapponese Haruki Murakami che ha pinnato alcune sue fotografie sull’ultimo nato tra i Social Network.

A conferma di questo fenomeno virtuale che ha preso il posto del vecchio passaparola, è nato una sorta di “cartello”, nel senso buono del termine, di blog letterari che hanno ricevuto l’attestato di influencer. L ‘hanno creato proprio le Case Editrici e vi figurano blog come Finzioni, Booksblog, Vibrisse, Tazzina di caffè, Minima Moralia, Ho un libro in testa, Letteratitudine e altri ancora.

Se siete una piccola Casa Editrice e avete una promessa letteraria tra le mani, non scordatevi di parlarne anche sulla rete. A volte funziona. E non costa niente.

I tempi cambiano, meglio investire nel Web Marketing.

9 dicembre 2011

Leggo sul sito LSDI:

La pubblicità sui quotidiani Usa scenderà quest’ anno a oltre la metà del tetto recordi di 49,4 miliardi di dollari toccato nel 2005. Lo prevede un’ analisi della NAA (Newspaper Association of America),  come segnala Alan D. Mutter sul suo Newsosaur.

Con i ricavi dei giornali in costante declino nei primi tre trimestri del 2011, gli editori infatti difficilmente riusciranno a superare i 24 miliardi di introiti  pubblicitari registrati nel 2010.

Dopo un calo del 9,5% e dell’ 8,9% dei primi due trimestri, le entrate pubblicitarie sono ancora peggiorate nel terzo, segnando meno 10,8% ed è quindi prevedibile che complessivamente  i risultati globali nell’ anno in corso si fermino sotto i 24 miliardi.

Cosa aspettate allora a puntare sul web? E’ lì che la gente adesso va a parlare, informarsi, discutere.

E ricordatevi che fare pubblicità sulla rete, o comunque investire dei soldi, costa molto ma molto meno che farlo sui media tradizionali.

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