Vecchie forme di comunicazione che funzionano ancora. O no?

Cernusco sul Naviglio, nei pressi della stazione della metropolitana. Mi imbatto in questo volantino appeso ad un cartello stradale in un posto strategico dove passano centinaia di persone e di pendolari. L’autore del messaggio (che non è Tiscali, come pensate, ma una società locale di telefonia) in barba a internet, ai Social e alle nuove forme di comunicazione sulla rete, ha deciso di utilizzare la più antica forma di pubblicità. Funzionerà? Credo di si, e lo dico contro i miei attuali interessi di business. Però se il committente avesse anche una pagina Facebook per dire la stessa cosa, sarebbe ancora meglio.

Succede su Facebook.

Facebook, si sa, è un porto di mare. Puoi trovare di tutto, anche una pagina tipo questa qui sotto.

E comunque, l’idea sembra funzionare, visto che ha raggiunto i quasi 2000 “mi piace”. E a proposito di “mi piace”, è di qualche giorno fa la pubblicità a pagina intera sui principali quotidiani italiani di Radio Italia che annunicava il raggiungimento di un milione di amici su Facebook.

Terza e ultima cosa, volevo segnalarvi il caso di Yoox, il famoso sito di e-commerce, che per qualche giorno ha violato le regole di Facebook, pubblicando nella sua pagina un’immagine di copertina contenente un’offerta promozionale. Su Facebook, per chi non lo sapesse, non si può. Sui social si è scatenata la bagarre e Yoox ha modificato la cover della sua pagina. Cose che succedono solo su Facebook.

Facebook? Twitter? No. E’ Pinterest il Social Network del momento.

Oggi il Social Network sulla bocca di tutti non è Facebook, né tantomeno Twitter. È Pinterest. Arrivato in punta di piedi e senza troppe pretese è diventato un must e chi ancora non l’ha attivato sta correndo ai ripari.

Secondo una ricerca di Bizrate Insight, che studia i comportamenti dei consumatori sulla rete, l’attuale scenario è infatti dominato da Pinterest.

Per esempio, in tema di visual shopping, Pinterest batte Facebook sul fronte ispirazione\acquisto.

Secondo Bizrate, sia Facebook che Pinterest sono utilizzati dai visitatori per entrare in contatto con persone con i loro stessi gusti e per cercare prodotti nuovi e ancora inesplorati. Pinterest però, in questo preciso contesto, si rivela più funzionale di Facebook: lo affermano il 69% dei consumatori on-line contro il 49% del Social network concorrente.

Pinterest si rivela così come il posto ideale  per chi va a caccia delle ultime tendenze sulla rete. E una buona dose di merito ce l’ha la grafica innovativa e allo stesso tempo intuitiva, che sfrutta al meglio la suddivisione degli argomenti per boards,  le cosiddette bacheche su cui i pinners inseriscono le loro immagini.

Segnalo di seguito due tra le tante Case History di successo di Pinterest.

La prima è quella delle profumerie Limoni che la scorsa estate ha sfruttato al meglio le potenzialità di questo nuovo Social Network organizzando un intelligente contest: raccontare attraverso i pin la propria borsa da spiaggia ideale. Altissima la partecipazione degli utenti che ha fatto si che le visite al sito ufficiale lievitassero in forma esponenziale.

La seconda riguarda un piccolo paese in provincia di Brindisi, Ceglie Messapica, che entrerà nella storia per essere il primo comune italiano presente su Pinterest (foto sotto). Una scelta dettata dalla potenzialità che solo Pinterest offre di comunicare in modo creativo creativo le caratteristiche e le peculiarità della cittadina pugliese, con un’organizzazione dei board che altri Social Network come Flickr o Facebook non erano in grado di garantire.

IABForum 2012: aumentano i giovani ma non diminuiscono le cravatte.

Anche quest’anno sono stato allo IAB Forum di Milano. Chiunque si occupi di Web Marketing e New Media non può fare a meno di partecipare a questo evento che, giunto alla decima edizione, è ormai un must per gli addetti ai lavori.

Prima considerazione a caldo: quest’anno c’è meno gente del solito. Per comodità dicono tutti che la colpa è della crisi. Sarà vero? Potrebbe essere cosí, visto che io stesso ho timbrato il badge solo il secondo giorno.

Tra i tanti workshop gratuiti, quest’anno ho deciso di concentrarmi maggiormente su quello dedicato all’email marketing (da adesso EM).  E l’ho fatto per due motivi, il primo perché a moderare c’era il mio amico Roberto Ghislandi, vecchia volpe dell’EM e il secondo perché gli argomenti trattati erano quelli più stuzzicanti.

I relatori del workshop sull'email marketing allo IABForum di Milano

Sono intervenuti Maurizio Alberti, Managing Director eCircle Srl, Nazzareno Gorni, General Manager di MailUp e Gianluca Cangini, Account Manager di MagNews.

Cerco di mettere in fila le cose più importanti emerse durante il workshop e che ho twittato ai miei follower.

Maurizio Alberti presenta i dati di una ricerca sugli utenti di EM da cui emergono questi dati salienti e interessanti.

L’aumento della fidelizzazione è il risultato più atteso da chi fa o ha fatto EM.

Il tool migliore per integrare i dati a nostra disposizione per fare EM è la web analitics.

La raccolta, l’analisi e l’utilizzo dei dati sono le fondamenta della strategia di eCircle sull’utilizzo dell’EM.

Il 46% delle aziende che fanno EM non ha tempo (o non sa come fare) per verificare eventuali risultati ottenuti. Questo dato è particolarmente sorprendente. Aiutiamole!!!

La mancanza di budget e di risorse sono le cause principali che portano le aziende a NON investire.

La cosa più difficile nell’EM è la generazione di contenuti efficaci. Anche qui The content is king.

Anche nell’EM il cloud la fa e la farà da padrone.

Infine, un dato inclemente per chi ha un sito di e-commerce e lo ritiene lo strumento principale del suo business: il 45% degli utenti di un sito di e-commerce abbandona il carrello per molteplici motivi.

Nazzareno Gorni sforna subito un dato esplosivo: in un anno ogni utente internet genera 322 gb di dati sul web.

Ma chiude con un dato preoccupante: solo il 3% degli utenti che arrivano su un sito di e-commerce chiude la sua visita con un acquisto.

Bello e creativo l’intervento di Gianluca Cangini che, infilandosi una giacca d’oro con le pailettes, intavola uno show immaginandosi di essere nel 2021 e di essere l’artefice del successo di un prodotto che si chiama Home Fly e che si occupo di volo domestico.

Concludo riportandovi dei dati di fatto e delle impressioni che ho colto qua e la negli altri workshop nei quali ho curiosato.

Intanto la scoperta dell’acqua calda: gli investimenti pubblicitari fanno acqua da tutte le parti, l’unica barca che regge all’impatto della crisi è quella di internet. Ma occhio agli scogli…

E poi, il video advertising è tra i mezzi che è cresciuto maggiormente nella storia di qualsiasi altro mezzo di pubblicità.

E ancora, l’Italia è tra i leader mondiali nell’utilizzo di smartphone e tablet, e allora perché la banda larga lascia ancora a desiderare?

Lo scopriremo solo vivendo. Anzi, solo navigando.

Qualche curiosità: a differenza degli altri anni ci sono più giovani, ma le cravatte non diminuiscono. Una cosa che valeva anche gli anni scorsi: allo IAB trovare un bagno è un’impresa titanica.

Poi incontro un amico che ha assistito al forum su “Contenuti e informazione” a cui hanno partecipato Gomez del Fatto Quotidiano e Paolo Liguori e proprio quest’ultimo ha avuto il coraggio di dire agli advertiser presenti in sala che Auditel e Audiweb appartengono al passato, sono roba vecchia. Sempre Liguori, ma questa l’ho letta su Twitter (hashtag #IABForum), avrebbe detto la seguente memorabile battuta: “Quando ho saputo della scelta di Lucia Annunziata per la direzione dell’Huffington Post Italia sono scoppiato a ridere”.

Nel frattempo, nell’aula Silver dello IABForum hanno assegnato il premio per la migliore start-up dell’anno. Ha vinto Iubenda.

Ma la volete sapere la novità più bella di quest’anno allo IABforum? Il sushibar.

E (finalmente) anche i giornali a larga diffusione parlano di Web Marketing.

Ho notato, sfogliando quotidianamente diversi giornali, che aumentano sempre di più gli articoli che parlano di Social Media e di Web Marketing in generale. Repubblica, per esempio, almeno tre volte alla settimana tratta di argomenti a me cari. E ciò non può che farmi piacere, perché se anche i giornali (più o meno popolari) decidono di parlare di come si sta evolvendo il marketing sul web e di come i Social Network stanno prendendo sempre più piede, significa che ormai siamo arrivati a quello che vado scrivendo in questo spazio da un paio d’anni: il futuro è della rete. Piaccia o non piaccia, è così. Non si può più far finta di nulla.

Nei giorni scorsi, per esempio, proprio su Repubblica, il giornale fondato da Eugenio Scalfari e diretto da Ezio Mauro, è apparso un interessante pezzo di Riccardo Luna, (foto) un esperto di internet e di nuove tecnologie e direttore di Wired Italia, dal titolo Benvenuti nell’era dell’invertising, dove il cliente (online) ha sempre ragione. Su questo pezzo casomai tornerò nei prossimi giorni, ma intanto vi invito a leggerlo.

Sempre su Repubblica, domenica scorsa, è uscito un trafiletto firmato dal corrispondente americano Federico Rampini, in cui si parla di come due colossi della rete come Google e Amazon stiano ampliando sempre di più i servizi dedicati al cliente. Interessante, lo potete leggere qui sotto.

Il Marketing del Passaparola: oggi il prodotto si sceglie (sempre di più) su Facebook.

Con questo articolo inizio una collaborazione con il sito www.terzomillennium.net

Spiccioli di una conversazione realmente avvenuta in un liceo di Milano tra tre studentesse durante l’intervallo delle lezioni: Sofia chiede a Camilla e Chiara “Ma voi che blush usate?”. Camilla risponde “Nessuno in particolare, lo rubo a mia madre”. Risponde Chiara  “Anch’io uso quello di mia mamma, ma le ho detto di comprare quello della Kiko, perché su Facebook scrivono tutte che è il migliore e costa poco”.

Quello che avete appena letto è solamente uno dei numerosi esempi del Marketing del passaparola che circolano ogni giorno sui Social Network.  Ed è la consacrazione che ciò che avviene su Facebook, Twitter, YouTube e le altri reti sociali non può piú passare inosservato agli occhi delle aziende che ancora non ci credono.

I dati di una ricerca di qualche giorno fa parlano chiaro: il 51% degli utenti di internet diffida dei marchi che non sono presenti sui Social Network. E questo contrasta con un altro dato implacabile, che dice che solo il 60% delle aziende internazionali ha attivato una strategia di Social Media.

Si stenta a credere che ci siano ancora così tanti Marketing Manager e Amministratori Delegati che ancora non credono nelle reti sociali. E i primi a sorprendersi sono gli stessi utenti che si chiedono perché alcune aziende famose ancora non abbiano una pagina Facebook o un account Twitter. È un po’ come se una delle tre liceali di prima non avesse un profilo su Facebook. Intendiamoci, a una sedicenne non l’ha ordinato il dottore di mettere foto o filmati sulla rete. Ne può tranquillamente fare a meno. Ma per un’azienda è diverso: esserci è diventato quasi obbligatorio, lo chiedono i consumatori, lo vogliono i potenziali clienti. Vogliamo dunque perderli o conquistarli?

Inoltre, il “non esserci” va comunque ad incidere sulla reputazione online di una marca o di un prodotto: sui forum di discussione non si parlerebbe d’altro che dell’assenza ingiustificata su quello o quell’altro Social Network. Un boomerang, se ci pensate.

Ma proseguiamo con i dati: l’89% degli utenti segue almeno una marca o prodotto sui Social.

Il 43% dei giovani tra i 18 e i 24 anni dichiara di aver comprato almeno una volta un prodotto seguendo le raccomandazioni e i consigli presenti sui Social. E se questi prodotti fossero proprio quelli della concorrenza?

E’ quindi giunto il momento, per le aziende che ancora non lo fanno, di attivare una strategia di Social Media, anche se c’è un rovescio della medaglia su cui ancora gli addetti ai lavori devono lavorare: infatti il 30% delle aziende attive sui Social ha riscontrato problemi nella misurazione del ROI. Intanto però ci sono, e parlano ai consumatori e soprattutto li ascoltano. E già questo è un piccolo ritorno dell’investimento.

A proposito, se non sapete cos’è il blush, significa che non avete una figlia adolescente.

L’ascesa di Matteo Renzi nell’universo dei Social Network.

Il sindaco di Firenze Matteo Renzi non sarà molto amato dal centro-destra, ma anche nel centro-sinistra non ha molti amici. Sarà perché i suoi avversari sono invidiosi dei passi da gigante che sta compiendo sui Social Network?

Come dimostrano infatti questi due grafici (tratti dal sito Vincos) l’ascesa di Matteo Renzi nell’universo delle reti sociali è impressionante. In particolare quella su Twitter, dove il sindaco di Firenze supera persino il guru Beppe Grillo. L’attività social di Renzi a me ricorda molto quella di Barack Obama ai tempi della sua candidatura a presidente degli Stati Uniti d’America. E scusate se è poco.